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Da cent’anni tra le vette

La storia di Cortina d’Ampezzo come destinazione turistica affonda le sue radici nella metà dell’Ottocento, quando l’arrivo dei collegamenti ferroviari rese accessibile la conca ampezzana ai primi viaggiatori europei. Provenivano da Inghilterra, Germania e Russia: erano gli eredi del Grand Tour, alla ricerca di nuovi luoghi d’ispirazione emotiva e spirituale.

Fu così che la comunità locale iniziò una trasformazione profonda: da cacciatori a guide alpine, da artigiani a maestri di sci, da contadini ad albergatori. La montagna, da luogo ostile e remoto, divenne una meta di scoperta e aspirazione, simbolo di libertà, crescita e prestigio sociale.

Cortina divenne presto un laboratorio di innovazione per gli sport invernali. Nel 1903 nacque lo Sci Club Cortina, mentre nel 1924 fu costruito il primo impianto a fune, inaugurato l’anno seguente: una funivia pionieristica realizzata dal barone Carlo Franchetti, che collegava il centro del paese al Belvedere di Pocol con cabine aperte su un percorso di tre chilometri.

Durante la Grande Guerra, gli impianti furono adattati a scopi militari, consentendo di trasportare uomini e materiali in quota. Ma con la pace, la montagna tornò a essere un luogo di passione sportiva e avventura. Negli anni Trenta e Quaranta, la località visse un periodo di grande sviluppo:

  • nel 1936 venne inaugurata la slittovia Rumerlo–Capanna Duca d’Aosta, antesignana degli attuali impianti di risalita;

  • nel 1938 la slittovia del Col Druscié;

  • nel 1939 la funivia Cortina–Faloria, con fermata intermedia a Mandres, una vera opera d’avanguardia per l’epoca.

Nel dopoguerra arrivarono la seggiovia del Col Druscié (1949) e il prolungamento della funivia Faloria ai Tondi (1951), preludio alla grande stagione olimpica.

La candidatura di Cortina ai Giochi Olimpici non nacque dal nulla: la località aveva già ottenuto l’assegnazione dei Giochi del 1944, poi cancellati dallo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, e nel 1941 aveva ospitato un’edizione “non ufficiale” dei Mondiali di sci.

Nel 1952, l’assegnazione delle Olimpiadi Invernali del 1956 sancì definitivamente Cortina come capitale dello sport alpino. L’organizzazione fu un’impresa straordinaria: in soli tre anni vennero costruiti lo Stadio del Ghiaccio, il trampolino per il salto, la pista da bob e nuovi impianti come la cestovia Rio Gere–Cristallo Staunies e la seggiovia ai Tondi di Faloria.

La cerimonia d’apertura, trasmessa in diretta dalla RAI – per la prima volta nella storia dei Giochi – e presieduta dal Presidente Giovanni Gronchi, fu un evento epocale. Zeno Colò, simbolo dello sci italiano, accese il braciere olimpico scendendo lungo la Tofana.
L’Italia vinse un oro e due argenti nel bob, ma Cortina fu la vera trionfatrice: le Olimpiadi del ’56 segnarono la nascita del turismo invernale moderno.

Il successo olimpico portò una stagione di crescita senza precedenti. Negli anni Sessanta e Settanta vennero costruiti nuovi impianti che aprirono l’accesso alle Tofane, Cinque Torri, Averau e Lagazuoi.

Protagonista di questa trasformazione fu l’ingegnere Ugo Illing, già direttore tecnico delle opere olimpiche, che progettò la funivia Falzarego–Lagazuoi, la Freccia nel Cielo (1966–1971) e, nel 1965, introdusse il primo sistema di skipass forfettario a tempo, una vera rivoluzione per il mondo dello sci.

La nascita del Dolomiti Superski

Da quell’intuizione nacque nel 1974 il progetto Dolomiti Superski, frutto della collaborazione tra impiantisti come Ugo Illing, Erich Kostner, Erich Kastlunger, Gottfried Declara, Paolo Fosco e i fratelli Perathoner. L’obiettivo: creare un unico comprensorio sciistico interconnesso tra le Dolomiti.

Nel giro di pochi anni aderirono nuove aree – Alta Pusteria, Valle Isarco, Tre Valli, Civetta e Marmolada – dando vita a uno dei più grandi caroselli sciistici del mondo. Con esso nacquero anche le prime mappe unificate e i pacchetti “Settimana Bianca”, che combinarono skipass e soggiorno, trasformando lo sci alpino in un fenomeno sociale e culturale.

Da allora, Cortina d’Ampezzo continua a rappresentare l’eccellenza italiana della montagna, dove storia, sport, ospitalità e innovazione si intrecciano, mantenendo vivo lo spirito pionieristico che la rese grande nel 1956 e che la accompagnerà di nuovo sul palcoscenico olimpico nel 2026.

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